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In sala, da oggi, due film che raccontano altrettante figure eccezionali, poco conosciute: l’architetta Eileen Gray e l’archeologa Maria Riche

La storia delle donne, lo penso sempre di più, è ancora tutta da scrivere. Due film appena usciti raccontano altrettante figure eccezionali per talento e caparbietà. Fuori dagli schemi e dalla ricerca di una qualsiasi gratificazione sociale, hanno scritto pagine complesse e lasciato una significativa eredità. Sto parlando di Eileen Gray, un mito nell’ambito del design e dell’architettura, Maria Reiche in quello archeologico, portò alla luce le linee di Nazca in Perù. Hanno vissuto più o meno nello stesso periodo, distanti geograficamente, portatrici di un nuovo orgoglio femminile, in un mondo che si stava lentamente aprendo alle donne.

E.1027, la casa sul mare

Schiva, libera da condizionamenti, raffinata, una delle prime donne a cimentarsi con l’architettura, Eileen Gray realizzò nel 1927, insieme al compagno, il collega francese di origine rumena, Jean Badovici, una splendida villa bianca sul mare, in Costa Azzurra, a Roquebrune-Cap-Martin. Anche il nome della residenza è una sua creazione: E stava per Eileen, 10 per l’iniziale J, 2 per quella del cognome del compagno e 7 per Gray. Pioniera del modernismo, realizzò questa abitazione bianca, simile a una nave, portando una voce femminile in un mondo totalmente dominato dagli uomini, e ideando uno spazio che univa la razionalità e l’estetica al bisogno di intimità. Troppo libera per fermarsi, dopo due anni, lasciò Badovici e la sua creazione. Il compagno, per un decennio editore della rivista d’avanguardia L’architecture vivante, invitò Le Corbusiere a dipingere murali sulle pareti di quel gioiello, senza avvertire la Gray che si sentì violentata da questa scelta. Sono ancora online le foto dello Zeus dell’architettura che, nudo, dipinge i suoi murali. Ben otto. Eileen chiese il ripristino del bianco sulle mura, parlò di vandalismo. Come non vedere in questa contesa il tentativo maschile di appropriarsi di un’opera femminile, di sminuire la sua autrice, metterla a tacere, lei che aveva osato porsi allo stesso piano di un uomo?

Il documentario, E.1027-Eileen Gray e la casa sul mare, firmato da Beatrice Minger e Christoph Schaub, porta di nuovo alla luce questa storia, rende giustizia all’architetta, si inserisce in un dibattito ancora vivo nel settore. La bella casa oggi è un museo. Gli oggetti e le costruzioni parlano e si portano dietro i ricordi e le loro interazioni con le persone, diceva l’artista che, vediamo alla fine del film, a 96 o 97 anni, come spiega durante un’intervista. Cosa conta in effetti l’età, aveva ancora voglia di creare.

Lady Natzca

Caparbia e risoluta, Maria Reiche, matematica tedesca, era fuggita dalla Germania in odore di nazismo e insegnava in una scuola a Lima, quando entrò in contatto con l’archeologo francese Paul D’Hacourt. Fu lui a mostrarle, per la prima volta, l’area di Natzca. Maria ne fu conquistata e decise di studiare e riportare alla luce quelle linee lasciate nel deserto dalla popolazione scomparsa. Con una tendina da campeggio, i suoi disegni e la più totale dedizione, si stabilì nell’area e dedicò la vita a cercare di capire quei segni, convinta che si trattasse di un calendario astronomico che segnava le stagioni e forse particolari eventi celesti. Come Eileen dovette combattere con i pregiudizi di un mondo accademico totalmente maschile, era stata soprannominata “la pazza che spazza il deserto”. Difese il suo lavoro da tutti, finì persino in tribunale per difendere l’area da eventuali piantagioni e finì per litigare con la sua compagna, Amy Meredith (nella vita reale quest’ultima le rimase accanto fino alla fine).

Il film di Damien Dorsaz, Lady Nazca. La signora delle linee rende un doveroso omaggio a questa studiosa poco conosciuta ed apprezzata, interpretata dall’attrice tedesca Devrim Lingnau. Nel 1995 l’Unesco ha proclamato le linee di Nazca patrimonio dell’umanità. Reiche è morta dopo tre anni, viveva ancora in una semplice capanna ai margini del deserto. Il lavoro nell’area continua, grazie all’intelligenza artificiale, sono stati scoperte centinaia di nuove figure.