Condividi

DI ROSSELLA SANTILLI.  ALESSANDRO GASSMANN E LUCA ARGENTERO CONQUISTANO GLI SPETTATORI IN DUE SERIE IN ONDA QUASI CONTEMPORANEAMENTE SU RAIUNO E SKY

Guido Guerrieri e Lorenzo Ligas, da Bari a Milano, un fil rouge tiene legati due avvocati.  Il primo su Raiuno e il secondo sulla piattaforma Sky, ci catapultano nelle aule di giustizia italiane che solo apparentemente sembrano seguire le stesse regole, quelle dettate dai codici penale e civile. 

Seguendo infatti le due serie affiorano molteplici sfaccettature di giudici, pm e avvocati di difesa, le loro intime storie e quelle dei loro assistiti. Una giustizia potremmo dire “umana” e diversa da nord a sud che nella realtà dell’italico Paese non sempre incontriamo. 

E nel guardare le due serie cresce un senso di invidia per come il processo in tv non lasci mai soli gli imputati. Certo, la memoria dello spettatore con i capelli bianchi corre veloce a quell’avvocato americano alto e autorevole come Perry Mason, protagonista della serie americana andata in onda dal 1957 al 1966 sulla CBS ispirata ai libri di Erle Stanley.  Sbarcata poi anche sui nostri televisori in bianco e nero. 

Dal “nonno” Perry Mason i due legali di casa nostra hanno ereditato la caparbietà nella ricerca della verità, qualche volta merce rara nei tribunali italiani, dove le sentenze le scrivono i giornali prima ancora di conoscerne addirittura le prove.

Ma Guido Guerrieri e Lorenzo Ligas si mostrano ai loro assistiti e al grande pubblico nella umana complessità di chi deve destreggiarsi tra Codici e prove, tra la vita reale e quella che tutti vorrebbero. Che non sempre coincidono. 

VINCE LA GIUSTIZIA

Guido Guerrieri, ben interpretato da un profondo Alessandro Gassmann, è tratteggiato dalla penna di Gianrico Carofiglio, già magistrato, poi senatore della Repubblica, oggi scrittore di successo tradotto in tutto il mondo, tra gli sceneggiatori della serie. È a suo modo un eroe malinconico che, per amore della giustizia, si getta d’impeto nelle cause più disperate, senza perdere la sua ironia pungente sulla realtà e su se stesso. È l’avvocato che tira di boxe, che si innamora ma poi si schernisce, che gira in bicicletta in una Bari bella da mozzare il fiato ma con tutte le contraddizioni e le fragilità di una città del Sud. È l’avvocato che in aula guarda con speranza diffidente alla giustizia. La serie Guerrieri-La regola dell’equilibrio, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, si è appena conclusa. Ci sarà una seconda stagione, già annunciata, le riprese inizieranno ad autunno

E andiamo al nord: eccoci con Lorenzo Ligas nel palazzo di giustizia che abbiamo imparato a conoscere nei tempi di Tangentopoli. Tagliato per il ruolo, tratto dal libro Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti del giornalista Gianluca Ferraris, l’attore Luca Argentero, nei panni di un avvocato penalista milanese geniale ma cinico, spregiudicato, a tratti autolesionista nel privato. 

Si muove in una Milano che non è più “da bere” ma segnata sempre dal dio denaro e da chi lo possiede. Tra golf e padel giocati in circoli esclusivi, Ligas si muove a suo agio conoscendo un mondo in odore di corruzione. È proprio in questo contesto che spesso deve cercare le prove di innocenza di imputati sui quali indaga lui per primo. Vincente e arrogante ma non antipatico. Fatta eccezione per i suoi ex colleghi di uno studio prestigioso di Milano. Del resto, il suo trionfare nella difesa della giustizia in casi bollati come improponibili irrita non poco il suo ambiente. Ma ha le spalle grosse Ligas. 

Piuttosto è nella sua vita privata che perde colpi, vivendo in maniera dissennata un matrimonio e una figlia minorenne. Anche questa serie, intitolata semplicemente Avvocato Ligas, si avvia a conclusione. La regia è di Fabio Paladini.

Due storie, due serie tv nelle quali la giustizia non è un miraggio, anche quando tutto sembra perso. E di questi tempi fa bene. Almeno sul piccolo schermo.