Due anni di militarizzazione della scuola in Russia, raccontati con gli occhi e i video di Pavel Talankin. Il documentario, realizzato con David Borestein, ha conquistato l’Oscar
Uno stile che ricorda quello di Michael Moore, semplice e quasi didascalico, una storia che si svolge in un piccolo centro ma che ha sapore universale. A raccontare come una tranquilla scuola di provincia venga sconvolta dalla propaganda bellica è, in prima persona, Pavel Talankin, conosciuto da tutti come Pasha, insegnante, organizzatore di eventi e videomaker. La vicenda si svolge a Karabash, cittadina nei monti Urali, diecimila abitanti, bassa aspettativa di vita, “la più inquinata del mondo” per via della fabbrica di rame, non si contano le morti per tumore. Lo scoppio della guerra con l’Ucraina, o meglio l’invasione dell’Ucraina, viene motivato e documentato agli studenti, costretti all’alzabandiera e ad azioni patriottiche, su espressa richiesta del governo. “Chi non ama la Patria può anche andarsene”, questo l’insegnamento finale. Pasha, nella sua stanza frequentata con entusiasmo dagli studenti che si sentono liberi di essere se stessi, ha esposto la bandiera della Russia democratica e sente che deve fare qualcosa, che tiene alla Patria anche se può dire «abbiamo un problema». Ha 33 anni, 427 libri in casa, divisi per colore e un cane di nome Nebraska, la madre è la bibliotecaria dell’istituto, accetta supinamente le nuove regole, convinta che ai suoi connazionali piaccia fare la guerra. La differenza generazionale è evidente, così come il piglio di Pavel diverso da quello di tutti coloro con cui viene in contatto. Nell’arco di due anni, dal 2022 al 2024 gira tutto ciò che può per documentare la militarizzazione del sistema educativo russo, consapevole anche che la macchina funziona bene, tanto che i suoi studenti partono per combattere, alcuni non torneranno mai più a casa.
«Fermate tutte le guerre»
Le sue ultime ore a Karabash sono per la cerimonia di consegna dei diplomi poi Pasha fugge nella notte e lascia, per sempre, la Russia dove ormai è considerato “un agente straniero”. Ha una meta: online, nella primavera del 2022, ha incontrato il regista americano ma residente a Copenhagen David Borenstein e a lui consegnerà tutto il materiale girato. Nasce così Mr Noboby against Putin, Oscar come miglior documentario, vero e proprio viaggio nella propaganda bellica, una storia che si ripete, tristemente. «Questo film racconta come si perde un Paese – ha detto Borenstein, ricevendo la statuetta- Lo si perde attraverso innumerevoli piccoli atti di complicità. Quando restiamo in silenzio mentre il potere controlla i media e decide cosa possiamo produrre e consumare.» Poi è stata la volta di Pasha che ha lanciato il suo messaggio di pace. «Nel nome del nostro futuro, nel nome di tutti i nostri figli: fermate tutte le guerre, ora.»