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In sala, da domani, Couture, il nuovo film di Alice Winocour ambientato nel mondo della moda. Protagoniste tre donne: una regista, una truccatrice, una modella. Al centro del racconto corpo, trauma e resilienza femminile

Tre donne si incontrano quasi per caso durante la Paris Fashion week, anzi si sfiorano appena, ognuna porta un sogno, un dolore, un mondo da ricostruire. Incontriamo per prima Maxime Walker, regista americana di horror, chiamata a girare il video d’apertura, per lei la moda è “inutile e necessaria”, ma il suo entusiasmo viene frenato dalla scoperta di un serio problema fisico. La figlia, adolescente, è rimasta in patria, difficile comunicare con lei. C’è poi Angèle, la truccatrice, ha un sorriso per tutte e il male di scrivere, lo fa in ogni momento libero e guarda sul cellulare i video di Marguerite Duras per imparare i segreti del mestiere, mentre Ada, studentessa di farmacia a Nairobi, scelta come volto nuovo della rassegna, è a sua volta alla ricerca di identità, non ha mai sfilato, ha una caviglia dolorante, non sa come comportarsi, si lascia guidare dalle compagne di lavoro.

Lo sguardo della regista francese, Alice Winocour, segue le loro emozioni e le racconta nel film Couture che entra nel mondo della moda dalla porta principale. Siamo nell’atelier di Chanel nella Ville Lumiere, per la prima volta la Maison si mostra alle telecamere di una produzione cinematografica. In questo spazio frenetico, tra sarte, modelle e pregiudizi, prendono vita le vicende personali, un femminile che si fa solidarietà e sostegno, al contrario di quanto potremmo pensare parlando di un mondo così competitivo come quello della moda.

Dalla vita allo schermo

A dare forza al film l’interpretazione di Angelina Jolie, che è anche produttrice della pellicola e che ha raccontato a più riprese il dramma che ha colpito le donne della famiglia: la madre, la nonna e una zia. Tutte morte di tumore. Ciò l’ha spinta a fare le dovute analisi e a rimuovere preventivamente seno, ovaie e tube di Falloppio, con la speranza di veder crescere i suoi sei figli. Non si parla mai abbastanza di prevenzione per le donne, viene da pensare, Angelina si batte per questo e nel suo personaggio scopriamo quanto si può essere indifese e sole davanti al male e quanto sia importante reagire, salvando la propria femminilità e il desiderio.

Nei panni di Ada c’è Anyler Anei, al suo debutto cinematografico. Anche la sua storia ha un fondamento di verità, nata in Sud Sudan, laureata in farmacia in Kenya, un passato da attivista, è oggi una modella famosa, una giovane donna che, grazie alla moda, è riuscita a fuggire a un destino che la voleva relegata tra le mura domestiche e può cercare di dare voce a chi non la ha, spingendo le ragazze africane a non smettere di sognare.

Ella Rumpf, l’attrice che si cimenta nel ruolo della truccatrice, è appena stata inserita nella lista dei dieci talenti emergenti del cinema in Francia da Unifrance. Chiamata dalla regista, ha accettato subito il ruolo: «ho pensato che fosse interessante essere la persona dietro le quinte, colei che si occupa della bellezza e che forse vede le cicatrici in un modo diverso.»

A completare il cast due interpreti maschili di chiara fama: Vincent Lindon, nei panni dell’oncologo che seguirà la Jolie e Louis Garrel, nei panni di Anton, fotografo di scena.

Taglia e cuci

Prima di iniziare a girare, Alice Winocour ha trascorso un anno ad osservare sarte, truccatrici e modelle al lavoro, ha conosciuto la pazienza e la passione che è dietro la realizzazione di un abito di haute couture. Si tratta di un film molto personale, ha spiegato la regista che unisce le sue tre ossessioni: il corpo, il trauma e la resilienza. Il titolo arriva dal mondo della moda, ma racconta anche la possibilità di tagliare e cucire i dolori, i drammi, la pelle. Una pellicola intimista e al femminile che fa riflettere. Del resto, la regista fa parte, sin dalla nascita nel 2018, del “Collectif 50/50” che studia e promuove iniziative per la parità tra uomini e donne nel cinema e nella televisione.