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In sala il nuovo film del regista di Alien e Thelma e Louise. “The dog stars.Le stelle dopo la fine” parla di vita e sopravvivenza, in un futuro che sembra senza speranza

La gioia delle piccole cose: ascoltare la musica, perdersi nel traffico, fare una passeggiata con il proprio partner, ma anche la consapevolezza che la vita va vissuta nel momento in cui si vive e non proiettandosi verso un domani che potrebbe non arrivare. In un futuro catastrofico come quello che racconta il film The dog stars. Le stelle dopo la fine, tutto questo non sembra più possibile. Scorriamo velocemente il senso della vita e quello della morte, il bisogno di sopravvivere che porta anche crudeltà, il tutto condito dal fascino delle riprese, dalla perfezione delle immagini.  Siamo nel 2035, un’epidemia di influenza ha causato la morte di milioni di persone, molti sopravvissuti hanno contratto una debilitante malattia del sangue.  L’eco del Covid ispira un certo timore, così come le figure di disperati che si aggirano da soli o in gruppi violenti alla ricerca di cibo. Sopravvivere vuol dire trovarsi di fronte, ogni giorno, a un nuovo ostacolo.  

Il protagonista, Hig, faceva il meccanico a Denver, aveva una bella moglie e un cane, Jasper. Ora vive con Bangley, un militare esperto di sopravvivenza a Eerie, in Colorado. Hanno realizzato una pista di atterraggio e ricreato una parvenza di vita in un bunker dove tutto è sotto controllo. Ogni giorno Hig compie voli di ricognizione per vedere se ci siano altri sopravvissuti in arrivo e va a rifornirsi di bevande e prodotti inutilizzati in città. Stanco di questa solitudine, incapace di chiudere il conto con il passato e con il dolore che lo assillano, decide di spostarsi per rincorrere una voce ascoltata via radio. L’incontro fortuito con la giovane specializzanda in medicina, Cima e suo padre Pops cambieranno le aspettative e le speranze di Hig. In mezzo ci sono momenti di grande tensione, costruiti dal regista Ridley Scott in modo epico e la consapevolezza che si può continuare a vivere senza perdere l’umanità.

Un regista, un mito

Il film è tratto dal libro di Peter Heller Le stelle del cane, successo editoriale negli Stati Uniti nel 2012, sceneggiato e rielaborato da Mark Smith che ha conservato il pensiero filosofico dell’autore sul mondo pur con le inevitabili differenze dell’adattamento cinematografico. La sceneggiatura ha convinto Ridley Scott, il regista che ha segnato la storia dei film di fantascienza con capolavori come Alien e Blade Runner (1979, 1982) senza dimenticare il più recente Sopravvissuto del 2015 con Matt Damon. Contrario a fare l’ennesimo lavoro sulla fine del mondo, a 88 anni, Sir Ridley Scott, che ci ha regalato pellicole come Thelma e Louise, Il Gladiatore e The Last Duel ha spiegato così: «Farei di tutto per evitare i cliché, è il mio mantra ogni volta che realizzo un film- ha dichiarato – Questa storia parla di molte cose, che si tratti di dramma, paura, terrore e comicità. In realtà riguarda l’autosufficienza, devi badare a te stesso e basta. Ci sono due parole che adoro “grazia” e “frugale”. “Frugale” non significa essere avari, significa essere ragionevoli e noi non lo siamo affatto.»

Essere contadini

Nei panni di Hig troviamo Jacob Elordi, in un personaggio completamente diverso da quello interpretato in Cime Tempestose. L’attore australiano, uno dei più contesi al momento da Hollywood, si è detto entusiasta, anche del suo partner sullo schermo per buona parte del film, il cane Jasper, in realtà una cagnolina perfettamente addestrata di nome Rakska. «Ridley gira molto velocemente – ha spiegato-  Siamo partiti dall’Italia del Nord per arrivare fino a Roma dove abbiamo trascorso diverse settimane, è stato incredibile trovarsi in un luogo così antico e girare un film con una leggenda come Scott.» Già perché buona parte del film è stato girato in Italia, lo scorso anno, tra Roma e dintorni, gli studi di Cinecittà, il Circeo, le Dolomiti.

Josh Brolin interpreta Brangley, l’amico complice di Hig, mentre Guy Perce è Pops,  il ruolo femminile è di Margaret Qualley che Scott ha scelto dopo averla vista in C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino. Interpreti a parte, a offrirci spunti di riflessione ci sono loro, i mennoniti, sopravvissuti e capaci di vivere felicemente uniti, protetti dalle montagne, contadini. «Curioso pensarci, ma in questo mondo post apocalittico i contadini diventano improvvisamente molto preziosi perché sanno coltivare la terra e sfamarsi. In realtà è piuttosto semplice, ma è una questione di ordine e impariamo che si sopravvive rispetto all’ordine» conclude Ridley Scott.