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In concorso arriva la coppia (forse) più amata del cinema: Penélope Cruz e Javier Bardem. Hanno conquistato Venezia, applausi scroscianti alla prima

«La pellicola parla di quanto siamo disposti a vedere, a sentire, ad accogliere l’altro, i nostri pregiudizi, timori e di quanto invece vogliamo isolarci e vedere il lato inumano. Meno avremo rapporti con gli altri più saremo vulnerabili.» Javier Bardem riassume così, in poche parole, il senso di Bunker, il film di Florian Zeller, in concorso a Venezia. Per una volta, «accade ogni cinque anni» dice scherzando Penélope Cruz, recita accanto alla moglie.

Una storia contemporanea

Un quadro fa piangere la protagonista: c’è una coppia che dorme abbracciata, lei lo stringe da dietro, ha le gambe nude. Commozione e nostalgia, ma anche tristezza. Quell’immagine le ricorda i giorni in cui era iniziata la sua storia d’amore, a Madrid, diciassette anni prima, quando l’uomo che avrebbe sposato era allergico ai gatti e piangeva a cena. Ora vivono a Londra, in una bellissima villa, hanno due figlie, la più grandicella vive perennemente incollata al cellulare e un nuovo gatto, Blu. Miguel ha vinto un premio prestigioso, ha appena ricevuto un’offerta stratosferica per realizzare un bunker alle Hawaii destinato a un miliardario e famiglia.  Sofia invece vorrebbe una promozione nella casa editrice dove lavora, occupandosi degli autori internazionali, ma non può riceverla perché non è inglese. Jeremy Gray, lo scrittore di cui si sta occupando, ha scritto un libro in cui si interroga sul senso della vita. Tra cento anni, dice la protagonista del testo, cosa resterà di me, di noi? E dunque che valore hanno le cose materiali in questa prospettiva?  E cosa importa di quello che gli altri pensano di noi?

Il Bunker che dà il titolo al film si riflette pure nella bella villa della coppia, nel sistema d’allarme a cui Miguel non vuole rinunciare, nell’ostilità verso un vicino che, non avendo i mezzi finanziari per potersi permettere una casa nel quartiere, vuole aprire una finestra nel suo garage che guarda proprio sul muro che protegge il giardino di Miguel e Sofia, violando la privacy della coppia.  Aperte e chiusure, finestre e muri, differenze sociali, le nostre paure quotidiane nel personale come nel sociale, si rincorrono nel film che, spiega il regista francese Florian Zeller, è nato proprio dopo aver letto un articolo su un magnate della comunicazione che avrebbe voluto realizzare un bunker.  E poi ci sono loro, i due protagonisti Penélope Cruz e Javier Bardem, ha scritto il film pensando a loro: «Li adoro, sono tra gli attori migliori del panorama odierno e, sin dal principio, ho voluto che recitassero insieme sullo schermo, era un’occasione unica di vedere qualcosa di speciale della vita di una coppia. La multidimensionalità di questo film era anche vedere il confine tra il reale e la finzione, una cosa che a me interessa molto.» Loro hanno dimostrato di avere il giusto coraggio per cimentarsi con questo, la sintonia sullo schermo e sul tappeto rosso o in sala, sono quelle di una coppia che si conosce da trent’anni. «Vi pare che non abbiamo mai litigato?» chiosano in conferenza stampa.

La questione linguistica

Il litigio avviene, come in ogni famiglia normale, e Penélope Cruz solleva un problema comune a tante donne che rinunciano a sogni, carriera e aspirazioni pur di seguire il loro compagno. «Questa donna dice cose che penso anche io, avevo voglia di dirlo in pubblico. Mi fa rabbia, a volte veniamo usate come marionette. Nel prendere decisioni più importanti, noi donne siamo pochissime, mi sembra triste è una sorta di manipolazione…Vedo che però i giovani si stanno rendendo conto di quello che pensiamo, sono più intelligenti.»

E poi c’è la questione linguistica. Come qualsiasi coppia che vive all’estero, Miguel e Sofia, parlano in spagnolo quando sono a casa. Una scelta che, spiega proprio la Cruz, coincide con un cambiamento di costumi anche tra registi e produttori, visto che molti giovani amano vedere i film in versione originale. «Sarebbe stata impossibile in passato, più volte abbiamo provato a suggerirla». La speranza è che, pure in Italia, si cominci a seguire le pellicole senza doppiaggio. Per ora non si conosce ancora la data di uscita nelle sale.