cappone
Condividi

Presentato il film di Edoardo De Angelis “Il fuoco che ti porti dentro”. La pellicola, in concorso, scava nel rapporto madre figlio.

«Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza. Forse è la vasta cicatrice slabbrata che devasta il suo ventre… a giustificare il marciume che le fermenta dentro.» Si apre così il romanzo-memoir Il fuoco che ti porti dentro di Antonio Franchini. Edoardo De Angelis, con gli sceneggiatori Francesco Piccolo e Ilaria Macchia, ne ha tratto l’omonimo film, in concorso a Venezia, illuminato dalla strepitosa presenza di Vanessa Scalera nel ruolo di Angela, una donna dal carattere impossibile, la madre “che puzza”. Un incipit, un dettaglio difficile da raccontare cinematograficamente, ma quell’ odore sembra arrivare allo spettatore dalla cucina della casa milanese del figlio Antonio: alici, pasta, insalata, parmigiana, la mamma prepara con cura i piatti del cenone, la nuora terrorizzata e sfiduciata acquista, di nascosto, panini e altre pietanze. È la Vigilia di Natale (quante ne abbiamo viste al cinema) e la storia si svolge nell’arco di poche ore, a differenza del romanzo, che invece attraversa un’intera vita. Ai fornelli, la donna, con la sigaretta perennemente tra le labbra, richiama un po’ con la sua recitazione la grinta di Anna Magnani, la tempra di Tina Pica.

«Paradossalmente, per delle vie misteriose, Vanessa Scalera è riuscita a restituire a me un’essenza di quella donna – ha commentato Franchini – In alcune scene mi è sembrato proprio di rivedere mia madre.» Un ulteriore elemento di somiglianza, per lo scrittore, è dovuto al fatto che Vanessa parla in napoletano, pur non essendo napoletana, come sua madre, che in realtà era nata a Benevento.  Anche il regista, Edoardo De Angelis, ha ritrovato nel personaggio di Angela qualcosa di sua nonna, «atteggiamenti, caratteristiche, ma anche di lessico…» Il caso ha voluto poi che la copia del romanzo gli arrivasse proprio il giorno dell’anniversario della morte della donna.

Famiglia senza pace

Amore e odio, un corpo a corpo, una serie di non detti, il rito delle cene natalizie difficili da digerire. Si osserva con attenzione questo gioco al massacro familiare sin dalle prime immagini con madre e figlio che cercano di uccidere un cappone per cucinarlo il giorno di Natale.  Antonio sembra spaventato, non vorrebbe, lei insiste, ma l’animale riesce a farla franca. E piano piano seguiamo l’escalation di questa mamma dispotica e insoddisfatta, che si lamenta per la mancanza di un Presepe, invita un sacerdote a benedire la casa, critica la scelta del figlio di partire il giorno dopo per la montagna e, per ognuno, sostanzialmente, ha qualcosa da recriminare. Antonio che non è riuscito a diventare uno scrittore, ma solo un editor di successo, il nipote che fa danza classica, la figlia Paola che è sposata a un Buddista e che alla madre rimprovera di non averla mai considerata. Un cast che si muove in modo perfetto, con Lino Musella nei panni del figlio, Ivana Lotito in quelli di Paola.  

«La prima volta a Venezia? E’ la miglior droga possibile Venezia la prima volta» commenta la Scalera in conferenza stampa.

Il film arriverà presto nelle sale italiane