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Commuove Little Dodo, in concorso al festival Moscerine, l’unico dedicato a registi che hanno meno di dodici anni.

«Giocavamo a nascondino, dietro al divano. Ora non abbiamo più divani», non c’è più nemmeno la carriola con cui si divertivano e gli amici con cui si improvvisavano guardie e ladri sono morti. «Andavamo spesso a casa loro e loro venivano a casa nostra. Scendevamo al cancello della Torre in strada. Pochi giorni fa, lunedì, eravamo insieme, poi sono stati martirizzati», come il nonno, lo zio, altri amici. «Erano tanti – continua la piccola Diana- sono rimasti in due». Ha la voce seria, da adulta, ogni tanto si avverte la commozione, ma sa rimanere un’interprete professionista.

La incontriamo a Gaza che disegna un cuore diviso a metà, le parti unite da due cerotti. Ha il vestitino buono, un modo di parlare disarmante, si tocca continuamente i capelli mossi dal vento. Ci accompagna nel suo mondo con discrezione, cammina lentamente, descrive le case che sono venute giù. Diana abitava con la famiglia nella Torre sette, al settimo piano, della sua casa non c’è più che qualche maceria. Le indica dal basso, dopo essere salita su una scala fatiscente. Ora lei e gli altri vivono in tenda, file ordinate, con le donne che cucinano e i piccoli che giocano nelle pozzanghere. Non ci sono più nemmeno gli alberi, rasi al suolo dall’occupazione, mancano acqua e cibo, i bambini non riescono ad andare a scuola, nei locali ci vivono gli sfollati. Ma Diana non si ferma, racconta che ha paura degli aerei e dei bombardamenti notturni, che rivuole la sua infanzia. Il corto dal titolo “Little Dodo” si chiude con lei che balla e canta, con la sorella, una canzone tradizionale palestinese.

Piccoli talenti

La passeggiata tra le rovine, in quella Gaza che non riesce a trovare pace, commuove, così come la serietà della giovane protagonista, Diana Khaled El Shenawy e della sorella Basant che ha scritto la sceneggiatura. A firmare e dirigere il corto Batoul Khaled Talshnawi. La particolarità è che ha meno di dodici anni, così come gli altri registi che partecipano alla quinta edizione del festival Moscerine, in corso a Roma fino a domenica. Quest’anno la rassegna si è arricchita di un focus su Gaza con ben sei cortometraggi realizzati da bambini palestinesi.

«Un’occasione per riflettere su quanto il cinema possa essere al tempo stesso rifugio e voce, – spiega Federica Alderighi, organizzatrice generale del Moscerine Film Festival – capace di offrire un momento di evasione dalla realtà, ma anche di raccontarla attraverso lo sguardo di chi la vive. Dare accesso alle immagini significa restituire immaginazione, dignità e la possibilità di esistere come autori della propria storia.”