Ancora un film al femminile sulla maternità, vista questa volta con gli occhi di una donna sorda. «Il mondo non è ancora pronto per lei» spiega la regista, al suo esordio con un lungometraggio.
Un film bello, illuminante, capace di suscitare empatia e di squarciare un velo su un mondo per molti difficilmente comprensibile. Sto parlando della pellicola Il silenzio degli altri, esordio cinematografico della regista spagnola Eva Libertad, interpretato dalla sorella Miriam Garlo, attrice sorda da sempre impegnata nella recitazione. E lei riesce davvero a farci capire quali possano essere le difficoltà di una madre non udente, con un compagno che invece sente benissimo. Il mondo tranquillo costituito da amici e amiche che hanno la sua stessa disabilità, nel quale la protagonista vive prima della scelta di avere un figlio, va a scontrarsi con la realtà della vita quotidiana, di quanti hanno perennemente a che fare con i suoni. Noi non ci accorgiamo mai di quanto questi siano importanti e ci accompagnino.
Ci sono situazioni nella narrazione in cui come Ángela non percepiamo che silenzio, momenti in cui lei non riesce a cogliere il pianto della bambina o a comunicare, all’asilo nido, con altri genitori. Il suo dramma, la sua paura è di non poter essere all’altezza della situazione. Già il momento del parto si rivela difficilissimo, nessuno tranne il marito conosce il linguaggio dei segni. Una scena davvero potente, anche per chi ha già partorito. E poi ci sono i dubbi dei nonni, spaventati dalla situazione e quelli dei genitori: la piccola Ona sarà a sua volta sorda o sentirà come Héctor, il papà? Un conflitto da risolvere, una marea di sensazioni ed emozioni che arrivano direttamente a chi guarda il film ed è come se si togliesse un velo davanti agli occhi.
Dal personale all’universale
Il film nasce dalle riflessioni delle due sorelle. Miriam ha a lungo analizzato ed espresso le sue perplessità sulla maternità a Eva, quando ha cominciato a pensare di avere un figlio. La regista ha realizzato un corto su questo tema, assolutamente universale, dal titolo Sorda. Si è poi resa conto che occorreva dare più spazio ad Ángela, che era necessario analizzare, come ha dichiarato, «la complessità del rapporto tra il mondo dei non udenti e il mondo di coloro che ci sentono: impegno e disimpegno, legami e amore, ma anche scontri e conflitti, qualcosa che, da sorella di Miriam, ha giocato un ruolo fondamentale nella mia vita e che, ancora oggi, dopo aver trascorso una vita insieme, continua a cambiare forma e a presentare delle sfide, come un mistero che abbia bisogno di essere costantemente svelato. Ed è proprio per questo che Miriam ed io ci diciamo che forse, senza rendercene conto, abbiamo passato tutta la vita a prepararci per fare questo film.» Anche il personaggio di Héctor è, per molti versi, una specie di alter ego di Eva, sempre al suo fianco, ma con umanissime difficoltà quando arriva la loro piccola bambina.
Una pellicola pluripremiata
Il silenzio degli altri è una delle numerose pellicole realizzate negli ultimi mesi dalle registe sulla maternità: dalla depressione post partum di Die My love alla difficoltà di una mamma caregiver in Se solo potessi ti prenderei a calci, per non parlare della mamma single che deve fare i conti con i pregiudizi ma salvare la propria indipendenza raccontata nella pellicola Lo sguardo di Emma fino alla scelta di avere e crescere un figlio da sola con l’inseminazione artificiale di Noi due sconosciuti. Anche in questo caso, come ben spiega Eva Libertad, l’attenzione è sulla donna «che cerca di capire che tipo di madre essere, che cerca di affrontare i problemi che emergono nella sua relazione, che ha un rapporto difficile con i suoi genitori e che desidera che sua figlia sappia chi è, e la ami… e che, tra le altre cose, è sorda. Ángela è pronta per il mondo, ma il mondo non è ancora pronto per lei.»
Presentato alla sezione Panorama della Berlinale, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico, ha trionfato in Spagna ai Goya e ha ottenuto il Premio Urban Vision, sempre assegnato dagli spettatori, alla Nueva Ola, il Festival del cinema spagnolo e latino-americano che si è tenuto a Roma. In sala dal 28 maggio, sarà sottotitolato in modo da consentire a chiunque di poter assistere alla proiezione. Per chi ha disabilità visiva, invece, sarà disponibile sulla app MovieReading anche una audiodescrizione in modo di consentire di poter seguire il film in cuffia, interamente doppiato e autodescritto. Una vera e propria rivoluzione per l’Italia, dove almeno la metà delle opere prodotte rimane inaccessibile a chi ha una disabilità sensoriale.