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Arriva in sala il 15 ottobre il film francese “La poupée”, lungometraggio d’esordio di Sophie Beaulieu con Vincent Macaigne, Zoé Marchal e Cécile De France

Le delusioni sentimentali fanno soffrire ancora oggi, nella stagione degli amori liquidi, degli incontri in chat, del tutto-subito-arrivederci e del ghosting senza appello. Ne sa qualcosa Rémi che, profondamente depresso dopo l’ultimo abbandono, decide di acquistare una bambola dalle dimensioni e dalle fattezze umane per evitare la solitudine. È la favola contemporanea che racconta il film La poupée, primo lungometraggio della regista francese Sophie Beaulieu che ha avuto l’ispirazione dopo aver visto, per caso, un servizio televisivo sugli uomini che possiedono bambole in silicone, iperrealistiche, realizzate secondo i loro desideri. «Mi ha fatto pensare alle metamorfosi di Ovidio e al mito di Pigmalione, lo scultore della mitologia greca che si innamora della sua statua, resa viva da Afrodite, la dea dell’amore – ha detto la regista – E mi è venuta voglia di chiedere un parere alla statua. E poi alla bambola…»

Quella in questione si chiama Audrey, è bella come una fotomodella, non si muove, non discute, è la fidanzata perfetta per un uomo in crisi, anche se non si può presentare ai genitori o agli amici. Rémi dice di esserne innamorato, di sentirsi accettato completamente. Un giorno però, a rompere questo idilliaco equilibrio, nel suo ufficio popolato unicamente da uomini dove si vendono prati finti, si presenta Patricia, una donna in carne e ossa, determinata e capace di badare a se stessa. Gioca benissimo a biliardino, conosce le lingue, è un’esperta di parapendio è libera e serena. La nuova arrivata attrae immediatamente l’attenzione di Rémi che sogna solo di volare con la sua fidanzata, mentre soffre di vertigini e sembra rassegnato, fino a che non accade qualcosa di imprevisto: la bambola prende vita, creando situazioni divertenti e bizzarre, intenzionata a scoprire il mondo che la circonda e a come comportarsi con il genere maschile. Il contrasto tra lei e Patricia è evidente, domina il film e i pensieri di Rémi.

Surreale e romantica

Audrey, programmata per amare senza riserve il suo compagno, piano piano si ribella al ruolo, parla apertamente di problemi intestinali e rifiuta la schiavitù delle regole femminili, potremmo definirla il cuore femminista della pellicola. Man mano che prende contatto con la realtà, con le norme che ingabbiano le donne, si ribella a questa perfezione e impara a contestare il suo fidanzato. La interpreta una travolgente e simpatica Zoé Marchal, mentre Cécile De France è l’altrettanto esuberante Patricia. Perfetto nel ruolo di Rémi l’attore francese Vincent Macaigne, sempre un po’ goffo e ansioso.

In questa commedia surreale e romantica, che si interroga sulle fantasie maschili e si diverte a dissezionarle, non c’è una vera e propria morale. Lo spiega bene Sophie Beaulieu: «Non ho una verità da trasmettere. Se dovessi trovare un messaggio del film direi che siamo sempre in tempo a rimettersi in movimento verso gli altri, la vita, l’amore e la speranza.»