
In sala , dal 5 marzo, il film d’esordio del regista nippo-francese Akihiro Hata con Damien Bonnard nei panni del protagonista.
Potente atto d’accusa verso la condizione dei lavoratori edili e l’assoluta mancanza di sicurezza nei cantieri. Fa riflettere e fa male Grand Ciel, il bel film d’esordio del regista giapponese, Akihiro Hata, da più di venti anni residente in Francia. Seguiamo la storia attraverso gli occhi di Vincent, operaio interinale che, per conservare il suo posto, si dice disponibile a lavorare di notte e durante i fine settimana. Intravede la possibilità di un futuro tranquillo quando viene promosso caposquadra e sogna un appartamento più grande per vivere con la compagna, Nour e il bambino di lei Ilyès. A interpretarlo l’ottimo Damien Bonnard, il cui corpo parla e racconta le ansie e la paura di perdere tutto, persino la vita. Il modo di camminare, la testa bassa, lo sguardo preoccupato ci accompagnano nel cantiere dove si sta costruendo un quartiere all’avanguardia, ecologico, sicuro, capace di offrire migliaia di posti di lavoro e uno stile di vita sostenibile. Quando un giorno Ousmane, un operaio, scompare, Vincent e la squadra iniziano a cercarlo. Non i responsabili della ditta. Ousmane non sarà l’unico, ma mentre il collega Said cerca di spingere gli altri operai a ribellarsi e a investigare, Vincent ha un atteggiamento più ambiguo e guardingo. Scopriremo pian piano il terribile segreto, la malattia del cemento che si sgretola, le polveri che si alzano, l’input a costruire in fretta, nonostante tutto.
A ispirare il regista una storia vera
Il film nasce da una storia vera, quella di Mamadu Traoré, operaio senza documenti morto nel 2015 in un cantiere senza che nessuno si preoccupasse di lui. Se non si fosse occupato del caso la Confederazione Generale del Lavoro, il sindacato più importante francese, la verità non sarebbe mai emersa.
La doppia cultura del regista è il motore portante dell’ispirazione creativa di Akihiro Hata: da un lato quella di un paese come il Giappone che ha fatto del lavoro il pilastro della società, dall’altro la necessità di una coscienza sociale propria dei francesi. Non a caso anche i suoi precedenti cortometraggi si occupano di queste tematiche: Les invisibles (2012), ambientato in una centrale nucleare e À la chasse (2016), storia che prende corpo in una cooperativa agricola.