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Il film di Cèdric Khan, in concorso, racconta la vita in un reparto di pedopsichiatria. Un’opera di finzione che prende spunto dalla realtà. Un lungo lavoro di documentazione

«Qui non ci sono matti, ma solo persone molto ferite». Si entra in punta dei piedi nel reparto di psichiatria di un ospedale francese che accoglie ragazzi e ragazze dai 15 ai 18 anni. Giovanissimi, hanno già conosciuto gli orrori del mondo, violenze familiari, stupri, genitori assolutamente privi di amore, ragazzi e ragazze che sono a disagio nei loro corpi, che cercano risposte e soprattutto attenzione. Assistiamo con il cuore in gola al litigio di una coppia davanti alla figlia che ripete periodicamente tentativi di suicidio, forse solo per farsi ascoltare; ascoltiamo partecipi la telefonata di un padre che non può andare a prendere il figlio, non può permettersi una casa; partecipiamo al dolore di una bambina abusata durante una festa a soli dodici anni. Allo stesso tempo seguiamo la vita di questo gruppo di giovani, che riescono anche a essere allegri, a innamorarsi, come qualsiasi persona della loro età.  

Il film di Cédric Khan 15/18. A place to hell (ovvero: un luogo per guarire), in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, scava con attenzione nel crescente disagio giovanile e risponde al desiderio del regista di occuparsi del tema della salute mentale, lui che ha sempre avuto una particolare attenzione per le persone ai margini. Alle spalle c’è un lavoro attento di studio e osservazione nei reparti di pedopsichiatria di Parigi e Saint-Malo compiuto insieme alla co-sceneggiatrice, Kahina Le Querrec. Le storie si ispirano a vicende reali. «Spesso la realtà supera l’immaginazione – ha spiegato Khan- Abbiamo sentito delle storie incredibili e terribili. Si tratta comunque di un lavoro di pura finzione, personaggi, situazioni e dialoghi sono stati riscritti in modo che nessuno possa riconoscersi.» In scena ci sono attori, quasi tutti esordienti e persino l’ambiente è stato completamente ricostruito, in un ospedale pubblico, in modo da poter rappresentare persone provenienti da tutte le classi sociali.

Laura e gli altri

La vicenda inizia con il ritorno di Laura, una ragazzina di 17 anni, nella struttura che ben conosce. È accompagnata dalle forze dell’ordine, ha un passato burrascoso e la tendenza a innamorarsi, ha una natura “romantica”, spiegano i responsabili, un gruppo di medici e operatori coordinati da Etienne, interpretato dal regista. Entrerà in competizione con l’amica Eloise, per amore di un ragazzo, Enzo, il nuovo arrivato.

«Ho sempre cercato di creare un’esperienza emotiva per gli spettatori, condividere una storia senza pregiudizi, rendere accessibili tutte le complessità- conclude Kahn. – Direi che questo film testimonia situazioni delicate e sofferenze profonde. Ho affrontato questo argomento con molta ansia e interrogativi, pensavo di non essere all’altezza. Ma l’ho affrontato anche con gioia. Paradossalmente lo immaginavo un film gioioso.»

E anche un film di speranza che arriverà presto nelle sale italiane, anche se non c’è ancora una data ufficiale