villa medici
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Il film “Les yeux verts” apre il festival del cinema francese a Villa Medici. Nel cuore della storia la sindrome della rassegnazione. Protagonisti due ragazzini

«Abbiamo visto la foto di due sorelline immerse in un sonno profondo e abbiamo iniziato a lavorare su questo tema che ci ha colpito molto, la sindrome della rassegnazione…» Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, a Villa Medici, raccontano così la genesi del film Les yeux verts (Gli occhi verdi)che, dopo aver aperto il festival di Locarno, ha dato il via a quello del cinema francese a Roma. La pellicola poetica e potente segue il dramma di una famiglia irachena che ha trovato casa nella regione delle Landes, in Francia. Lo viviamo attraverso gli occhi di Nour e Chaya, rispettivamente di diciassette e undici anni. La bambina è vivace, fa amicizia con i compagni di classe, trova nella maestra una seconda mamma, la sua è morta nella traversata in mare per fuggire dal paese d’origine. Il ragazzo, introverso, si esprime attraverso il disegno, ha un solo amico, Benjamin che vive ai margini, nella foresta con la nonna. Quando la richiesta di asilo domandata dal padre viene respinta, il giovane  Nour cade in un sonno profondo

Dicevamo la sindrome della rassegnazione: l’aveva già descritta, due anni fa, il regista greco Alexandros Avranas nel film Quiet life. In pratica, di fronte a una vita che non sembra offrire possibilità e stabilità a chi ha già subito il trauma del distacco, il sonno diventa l’unica via di fuga per i bambini e gli adolescenti più sensibili. Diagnosticata in Svezia sui figli dei richiedenti asilo provenienti dai paesi dell’ex Unione Sovietica, della Jugoslavia e poi dalla Siria, ha colpito centinaia di ragazzine e ragazzini. Una specie di coma dal quale si svegliano quando finalmente la famiglia ottiene l’asilo.  Si registrano casi in Australia e un po’ in tutto il mondo.

Sognare la mamma

I due registi utilizzano la natura e il sogno per immergerci nella storia dei due ragazzi dove acquistano particolare importanza “gli occhi verdi” della mamma: il suo amore assume un ruolo salvifico, quel colore indica un nuovo modo di guardare le cose che circondano i protagonisti. Non a caso, tra gli sceneggiatori c’è anche Guillaume Laurent che ha scritto insieme a Jean-Pierre Jeunet l’indimenticato Il favoloso mondo di Amélie. Fanny Liatard e Jérémy Trouilh ricordano l’importanza dell’empatia, il film – in effetti- è un colpo al cuore, scuote le coscienze, ci spinge ancora una volta a guardare dentro la disperazione di chi deve lasciare la propria terra per cercare un futuro diverso, in particolare in quella dei bambini. La foresta delle Landes, distrutta in buona parte lo scorso agosto per un incendio, è un terreno perfetto per ambientare la storia. Le gru e la loro migrazione assumono un ruolo importante in questa favola delicata. Perfetti i due giovani interpreti, Sayyid El Alami, attore franco marocchino e la piccola Doua, (Diuaw Burarbuch M’zaouki) scelta dopo un casting durato un anno. Sua sorella Alina l’ha sostituita come controfigura quando l’impegno era troppo gravoso.

A produrre il film ci sono anche i fratelli Dardenne, sempre una garanzia per il cinema. La pellicola uscirà in Francia l’undici novembre, ancora nessuna notizia ufficiale per le sale italiane, quanto al festival del cinema francese, giunto alla sua sesta edizione, proseguirà fino a domenica, con proiezioni pomeridiane e mattutine, a Villa Medici.