In sala, dal dodici agosto, la nuova pellicola che racconta l’eroe popolare inglese. Invecchiato e pieno di rimorsi, non ha mai rubato ai ricchi per dare ai poveri. Nel ruolo che fu di Sean Connery oggi c’è Hugh Jackman
Abbiamo in mente un’immagine infantile e romantica di Robin Hood, l’uomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, abilissimo nell’uso con l’arco, amato da lady Marian. Giovane, bello, vincente. Un ruolo in cui si sono cimentati, tra gli altri, negli anni, Sean Connery e Kevin Costner, mentre i disegnatori di Walt Disney hanno scelto di raffigurarlo come una volpe rossa, animale agile e astuto, Mel Brooks lo ha rivisitato in chiave comica affidando il ruolo a Cary Ewels. Nell’ultima pellicola dedicata al popolare mito inglese, il fascino dell’eroe è scomparso, ci troviamo davanti a un uomo anziano alle prese con rimorsi e incubi del passato, più intenzionato a cercare una morte serena che nuovi motivi per vivere. Sin dall’inizio ci informa che non è vero nulla di quanto si dice su Robin Hood, tutte bugie, non è mai stato un paladino degli oppressi, ma ha rubato e ucciso, compiendo delle vere e proprie carneficine. Ha lasciato dietro di sé una scia di sangue e dolore e ora lo cercano per vendicarsi, ma c’è anche chi ha avuto a che fare con lui e non sa dimenticarlo. Al suo fianco c’è ancora Little John, il fedelissimo complice, che ora si fa chiamare Edward. Sarà lui a convincerlo a entrare di nuovo in azione e ad aiutarlo per salvare moglie e figlia, la piccola Margaret. Robin Hood-Il prezzo del sangue del regista statunitense Michael Sarnoski, (il titolo originale però è La morte di Robin Hood) alterna momenti poetici a scene di violenza che non risparmiano lo spettatore, in una pellicola divisa a metà, una prima parte più cupa e movimentata, una seconda quasi intimista con Robin Hood che viene curato dalla Priora del monastero di Kirkless, Suor Brigid. (Ed è la parte più bella e commovente della pellicola, almeno per quanto mi riguarda.)
Un incontro per crescere
Anche il personaggio della Priora viene rivisto dalla narrazione di Sarnoski: rispetto alle ballate classiche dove viene presentata come una donna infida, nel film è la salvatrice, colei che riesce a spingere Robin a riflettere sul suo passato. Lo accoglie gravemente ferito nel suo convento isolato e lo cura come fa con tutti coloro che hanno bisogno del suo aiuto, orfani ed emarginati. Lei è esattamente il contraltare di Robin, con un suo personalissimo carico di segreti.
Perfetta nel proporre il suo dolore triste che sa anche di speranza e rinascita, l’attrice Jodie Comer, irriconoscibile invece Hugh Jackman nei panni di Robin Hood: capelli lunghi e folta barba grigia per nascondere i suoi 57 anni. “Ciò che amo particolarmente della visione del regista – ha confessato l’attore australiano – è che la sceneggiatura trasmette un senso di potere ed esamina come questo possa essere usato nel bene o nel male. Nella nostra storia Robin Hood è un uomo vero. Con tutte le sue cicatrici, il dolore, i rimpianti e sì, l’amore. La storia di Mike ha spessore. Per me è bellissima e umana”