Arriva nella sezione Orizzoni “A détour par Diane”, dei registi Sirot e Balboni, prodotto dai fratelli Dardenne. Ancora una pellicola che parla di donne e di violenza, ma anche di rinascita
Un altro bel film della sezione Orizzonti che, quest’anno, abbonda di “piacevoli sorprese” per dirla come i protagonisti di Un détour par Diane, (Diane in the Loop) che potremmo tradurre Una deviazione per Diana. Anche in questo caso parliamo di donne, di stupro, delle conseguenze del male, della possibilità di sopravvivere e perdonare. Come se, improvvisamente, almeno nel cinema più consapevole, si sia aperto il vaso di Pandora e potessimo ascoltare le mille voci di donne uccise, massacrate e umiliate, finalmente libere di parlare e denunciare. È quello che non fa la mamma di Diane, nella pellicola dei due registi Ann Sirot e Raphaël Balboni. Abusata a diciannove anni da un amico, la donna non dice nulla a nessuno, non riesce a denunciare nè a parlare con qualcuno, smette di studiare pur essendo una brillante allieva di medicina e costruisce la sua corazza emotiva. Le sfugge una sola parola con la figlia e questa improvvisamente capisce ed entra in azione.
Ricorda un po’ Calamity Jane, Diane. Ha 28 anni, una tesi di laurea che sembra la tela di Penelope, un rapporto competitivo con gli uomini, a uno spasimante butta a terra la carta di credito perché voleva offrirle la cena, ne scaturisce una lite, la ragazza finisce in prigione. Ogni tanto incontra la nonna che la consiglia e la consola, scopriremo presto che l’anziana è morta. Tre donne, dunque, ognuna con le proprie consapevolezze e responsabilità.
La trasmissione del trauma
Come si vive dopo uno stupro, come si riesce a uscirne vive? Il film è un vero gioiellino per chi studia Costellazioni familiari e psicogenealogia, “esplora e indaga le modalità subdole di trasmissione dei traumi attraverso le barriere che erigiamo per dimenticare il passato, attraverso i compiti che inconsciamente affidiamo ai figli che mettiamo al mondo per poter andare avanti e attraverso il silenzio del segreto che corrompe l’autenticità di ogni nostro legame.”
I due registi sono francesi ma lavorano prevalentemente in Belgio, con il loro film d’esordio La folle vita, in cui si sono occupati di demenza senile, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti. Dietro di loro, a produrre A dètour par Diane un marchio di garanzia come quello dei fratelli Dardenne. Ottimi gli interpreti a partire da Ninon Borsei, nei panni della giovane ribelle per arrivare a Sandrine Blancke, la madre. Da non dimenticare la bambina che riceve il vero testimone della storia, il futuro delle nuove generazioni (si spera) sarà più consapevole. Diverso.